
Secondo l’indagine condotta da Prometeia in collaborazione con Intesa Sanpaolo, per l’industria manifatturiera italiana la ripresa è vicina. E cruciale sarà il II° sem 2021. I primi segnali che arrivano dal mercato sono confortanti e le previsioni parlano di un rafforzamento nella seconda metà dell’anno. Una boccata d’ossigeno, dopo un 2020 davvero da dimenticare.
Ma com’è andata davvero nel 2020? L’industria manifatturiera ha chiuso il 2020 con un -10,2%, a fronte di prezzi alla produzione stabili. Nonostante il valore double digit, la flessione del 2020 è inferiore a quella del 2009, che aveva toccato punte del -18,8%, e riflette il recupero registrato nel periodo agosto-novembre quando il giro d’affari è tornato ai livelli pre-Covid19.
E la nuova ondata pandemica autunnale? Possiamo tirare un sospiro di sollievo perché non sembra aver influito sulla ripresa, anche se ha aggiunto nuove incertezze ad una situazione già delicata.
Spostando l’attenzione dai confini nazionali alla produzione industriale dei paesi dell’Eurozona, Italia e Francia registrano la flessione più alta (-13%), contro un -10,8% della Germania (rimasta però attiva durante il lockdown primaverile) e un -10,5% della Spagna. Si tratta di un calo importante, a due cifre, ma più contenuto rispetto alle previsioni iniziali; questo perché il mondo dell’industria ha cercato di riallineare gli indici di produzione industriale ai livelli pre-covid lavorando sulla riduzione delle chiusure estive. Obiettivo raggiunto, anche se solo in parte.

SETTORI
Analizzando più nel dettaglio i vari comparti, tra quelli che hanno tenuto meglio ci sono il farmaceutico, l’alimentare e le bevande; in forte sofferenza il sistema moda colpito dalle restrizioni alla socialità e al turismo.
Il settore alimentare e bevande ha tenuto per tutto il 2020, con un aumento della domanda per consumi domestici che ha compensato (ma non del tutto) la flessione dell’Ho.re.ca e del “fuori casa”. Negli ultimi mesi nel farmaceutico si è assistito ad una flessione riconducibile al calo della domanda interna: la richiesta di cure Covid non è riuscita a compensare il calo della domanda di interventi ordinari e di cure procrastinabili.
Dopo il segno meno registrato nel primo semestre, elettrodomestici (-3,1%) e mobili (-8,9%) sono in ripresa grazie all’accelerata sul fronte costruzioni e ristrutturazioni. La ripresa del ciclo edilizio ha sostenuto un recupero intenso anche del settore prodotti e materiali da costruzione (-6,6% tra gennaio e novembre, +7,9% nel periodo agosto-novembre). Hanno registrato una buona ripresa dal trimestre estivo, ma non sufficiente a recuperare il terreno perso, elettrotecnica (-10,2%), elettronica (-11,1%), meccanica (-13,6%), autoveicoli e moto.
COSMETICA E MODA
Discorso a parte meritano Largo Consumo e Intermedi chimici, due comparti legati alla filiera dei beni essenziali: dopo un primo semestre 2020 caratterizzato da una buona tenuta, hanno iniziato a rallentare. Il Largo Consumo, in particolare, sconta il mancato traino da parte dei cosmetici sia sul mercato interno sia, soprattutto, sui mercati esteri, dove gli effetti delle nuove limitazioni alla socialità hanno ridotto le vendite di alcuni cosmetici e prodotti di make-up. L’industria cosmetica chiude il 2020 con un -12,8% imputabile sia alla contrazione della domanda interna sia dell’export (-16,5%). Secondo Cosmetica Italia, nel corso del 2020 si è perso oltre 1 miliardo di euro: 500 mln nella profumeria, 200 nei canali professionali, 150 nelle vendite dirette e 100 nel mass-market. L’exploit dell’e-commerce ha bilanciato – in parte- le perdite degli altri canali.
Il Sistema Moda, penalizzato dalle restrizioni in vigore, chiude in forte depressione (-23%): secondo l’Area studi Mediobanca, per tornare ai livelli pre-crisi bisognerà attendere il 2023. Stando al rapporto, a soffrire di più è stato il mercato europeo (-23,7%) per la mancanza dei flussi turistici.

EXPORT
E sul fronte export, elemento trainante dell’industria italiana? Nei primi dieci mesi del 2020 le esportazioni dei beni manufatti hanno subito un calo del -11,5% e un andamento a fasi alterne: dopo una marcata flessione nel trimestre primaverile (-27, 8%) e un moderato calo nel 3° trimestre (-3,4%), si è assisto ad un nuovo peggioramento nel mese di ottobre (-7,2%). Una conferma della forte incertezza che ancora grava sui mercati internazionali.
Tra gennaio e ottobre la situazione dell’export verso i paesi europei ed extra-europei è sostanzialmente allineata e la flessione è pari rispettivamente al -11.8% e -11.2%. Nella seconda parte dell’anno sono in ripresa gli scambi verso la Cina (+13% tra luglio e ottobre), soprattutto per alcuni comparti come la meccanica, l’automotive, alimentari e bevande, cosmetica e moda.

IL CLIMA AZIENDALE
Dall’indice Istat che misura il clima di fiducia delle imprese manifatturiere italiane emergono segnali di miglioramento delle attese su domanda e produzione, anche se l’indice resta più basso rispetto ai livelli pre-covid. Sui risultati, pesano l’incertezza sull’evoluzione della pandemia e i contraccolpi che le restrizioni e la crisi potranno avere sull’economia.
Per un recupero più intenso occorrere però attendere la seconda parte del 2021. Per la ripresa saranno fondamentali le scelte del nuovo Governo con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il (buon) impiego dei fondi a disposizione, un booster importantissimo per aumentare la competitività dell’industria italiana. Una partita che si gioca sulla trasformazione digitale ed ecologica del nostro sistema.

























