Intercos, vendite a +6,1% ed EBITDA in crescita del +16,5%

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Renato Semerari, CEO di Intercos

Intercos cresce ancora. Nonostante il contesto segnato da instabilità geopolitiche e la sostanziale stabilità del comparto beauty, il colosso cosmetico italiano chiude il semestre in crescita: ricavi netti in crescita del 5%, vendite a +6,1% a tassi costanti ed EBITDA pari a €74,5 milioni in crescita del +16,5%. Il buon andamento delle vendite, trainato dalle ottime performance del make-up, in aumento del +17,6% sullo scorso anno, unitamente all’incremento di profittabilità, ha consentito a Intercos di raggiungere nel secondo trimestre 2025 un EBITDA Rettificato record pari ad €45,3m.

Il risultato è frutto di un miglioramento del mix di vendite per Business Unit, che ha visto il make-up tornare al di sopra del 60% del totale delle vendite di Intercos, del buon andamento dei clienti prestige, del miglioramento derivante da diversi progetti messi in atto dal Gruppo a livello di operations, che hanno portato ad un progressivo miglioramento della produttività.

La nostra intervista a Renato Semerari, CEO di Intercos. 
Come commenterebbe i risultati di questo primo semestre 2025…

Intercos si conferma ancora una volta in crescita, dimostrando solidità e capacità di adattamento. Infatti, non solo abbiamo registrato un incremento dei ricavi superiori
all’andamento del mercato, ma soprattutto abbiamo ottenuto un miglioramento significativo della
nostra profittabilità.

Il make-up, che ha registrato un +17,6%, continua a rappresentare la nostra Business Unit trainante ed è su questa che abbiamo deciso di focalizzarci in un anno di grandi incertezze geo-politiche. Lo skincare ha registrato un lieve calo per effetto del primo trimestre e l’hair&body ha risentito di una contrazione dovuta ad alcuni lanci di nuovi prodotti che avevano caratterizzato il secondo trimestre del 2024.

E dal punto di vista geografico?

L’Asia si è confermata motore di crescita (+15,6%), grazie soprattutto alle crescite consistenti di Cina e Corea. L’America ha riportato un solido +8,8%: nonostante un andamento di mercato caratterizzato da alta volatilità, il segmento prestige ha performato bene, sia con riferimento agli Emerging Brands che alle Multinazionali. Il Make-up è stato chiaramente il principale motore di crescita con tassi molto positivi in entrambi i trimestri. L’EMEA è rimasta stabile unicamente a causa dell’andamento dell’Hair&Body che ha compensato la forte crescita del make-up.

I dazi imposti da Trump come influiranno sull’andamento di Intercos?

L’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione Trump rappresenta sicuramente una sfida per l’intero settore industriale, ma Intercos è ben posizionata per affrontarla.

Disponiamo, infatti, di stabilimenti produttivi in tutti i continenti, inclusi due impianti strategici proprio negli USA. Questa struttura ci consente di mitigare gli effetti dei dazi in maniera più efficiente rispetto sia ai nostri competitor sia ai nostri clienti, i cui siti produttivi sono spesso concentrati in aree geografiche limitate. La flessibilità della nostra rete industriale globale è la nostra migliore difesa contro shock esterni di natura commerciale o geopolitica.

Questo vantaggio sarà ovviamente visibile nel medio termine poichè spostare produzioni da un sito ad un altro è un esercizio che richiede un pò di tempo. Nel breve termine, rimane il rischio di fiammate inflattive che potrebbero avere ripercussioni su tutto il mercato. Tuttavia, per il momento, Intercos sta performando molto bene con i clienti americani visto che abbiamo registrato nel primo semestre dell’anno una crescita del +8,8%.

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Qualora i dazi avessero un impatto sul costo dei vostri prodotti, prevedete di assorbire una parte dei rincari?

L’impatto dei dazi ha cominciato già a manifestarsi nel 2Q dell’anno, sebbene ci siano stati diversi cambi di direzione nel corso di questi mesi. Intercos si è attivato su 3 fronti:

1. Cercare di ottimizzare la supply chain dei prodotti, sostituendo materiali d’importazione con materiali prodotti negli USA;

2. Proporre ai clienti più esposti alle importazioni di rilocalizzare le produzioni in US;

3. Richiedere compensazioni dei dazi pagati ai clienti, soprattutto per quanto riguarda il packaging comprato pre-conto dei nostri clienti. Non riteniamo infatti che l’azienda possa essere penalizzata da dazi su acquisti fatti come servizio ai nostri clienti. E bisogna riconoscere che i nostri clienti sono stati molto recettivi su questo punto.

Fino ad ora siamo così riusciti a proteggere la nostra redditività, come dimostrato dalla semestrale che ha visto una crescita dell’EBITDA Rettificato del +16,5% e del margine di +140bps rispetto allo scorso anno.

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La fabbrica di Dovera in provincia di Cremona