
Sono passati solo 10 anni, ma i cambiamenti nel mondo beauty sono stati silenziosi ma dirompenti.
Complice la pandemia, la skincare è entrata a far parte della quotidianità di milioni di persone, diventando una nuova forma di benessere, consapevolezza e — perché no — linguaggio. La skincare ha smesso di essere un rituale di nicchia per diventare un’abitudine diffusa: oggi oltre 1 italiano su 2 acquista regolarmente prodotti dedicati alla cura della pelle, per un valore di 1,6 miliardi di euro.
Accanto alle maschere magnetiche, allo slugging a base di vaselina, alla routine in 10 step di stampo coreano, si è fatto strada un nuovo ‘mantra’ che punta meno all’effetto wow e più alla salute della pelle.
LA ROUTINE COREANA CHE HA CAMBIATO IL CONCETTO DI SKINCARE ROUTINE
Il punto di svolta è arrivato con il successo globale della skincare coreana e di un nuovo linguaggio fatto di layering, idratazione profonda, prodotti sensoriali e di consapevolezza.
La routine coreana a 10 step ha insegnato il valore della costanza, della delicatezza e della personalizzazione. Ingredienti come la centella asiatica, l’acido ialuronico e la niacinamide sono entrati nelle conversazioni beauty di tutti i giorni. Ma più di tutto, è cambiato l’obiettivo finale: non più una pelle perfetta da coprire, ma una pelle sana da mostrare. I social, in particolare YouTube e Instagram, hanno amplificato il messaggio: la beauty routine è diventata contenuto educativo e forma di espressione personale.
La rivoluzione skincare ha portato con sé anche una serie di tendenze, spesso nate sui social e diventate virali in pochi giorni. Dallo slugging, la pratica di cospargersi il viso di vaselina prima di dormire, osannata per la sua capacità di “sigillare” l’idratazione alle maschere magnetiche, più scenografiche che realmente efficaci, ma perfette per ottenere visualizzazioni nei reel. Sono poi arrivati i patch per ogni zona del viso — occhi, naso, mento, fronte — trasformando la skincare in un rituale visibile, quasi sezionato. Anche la bava di lumaca, da rimedio naturale tradizionale, è stata riscoperta e celebrata come ingrediente di lusso nei sieri viso. Infine, i peeling hanno conosciuto un boom grazie all’arrivo di esfolianti chimici come AHA, BHA e PHA anche nella grande distribuzione: l’esfoliazione, un tempo riservata ai professionisti, è così diventata un passaggio chiave delle routine casalinghe. E sebbene non tutte queste mode siano sopravvissute, hanno avuto il merito di aprire una conversazione collettiva sulla skincare come forma di sperimentazione, espressione e conoscenza di sé.
LA COSMECEUTICA: LA COSMETICA CHE CURA
Mentre le ‘nuove’ parole d’ordine per creme e profumi sono personalizzazione e digitalizzazione – con l’AI che analizza il microbioma per suggerire il prodotto perfetto – accompagnate da attivi ad alta concentrazione, studi clinici e obiettivi terapeutici, si fa strada un nuovo approccio alla skincare e con essa anche una categoria di cosmetici funzionali, meglio noti come cosmeceutici. Prodotti cosmetici che uniscono efficacia clinica e piacevolezza cosmetica, grazie alla presenza di attivi ad alte concentrazioni e a formulazioni sempre più evolute. Ingredienti come il retinolo, l’acido azelaico, le ceramidi e gli enzimi probiotici sono ormai considerati standard nella skincare di qualità.
Ad essere cambiato è anche il ruolo del brand cosmetico: oggi è percepito come alleato della dermatologia, in un percorso di prevenzione, supporto ai trattamenti e mantenimento dei risultati. La skincare diventa così un proseguimento domestico delle pratiche cliniche e una parte integrante del benessere personale.
“Il consumatore moderno non cerca più solo bellezza, ma soluzioni reali per la salute della pelle. È qui che un cosmetico dermoattivo ad alte performance fa la differenza: unisce rigore scientifico, risultati validati, estetica e continuità terapeutica.” spiega Paolo Piazzetta, chimico e fondatore di Therine Skincare Cosmetics, linea cosmetica funzionale che punta a preservare la purezza della preziosa materia naturale rendendola bio-disponibile per una skincare efficace, intensa ed evocativa.
IL FUTURO? NELLA SKIN-INTELLIGENCE!
Il futuro della skincare? È già iniziato e si chiama skin-intelligence e unisce dati biometrici, analisi AI e beauty tech. Sono sempre di più le app in grado di scansionare il viso, rilevare problematiche cutanee e consigliare routine su misura. La sfida? Usare meno prodotti, ma estremamente mirati, in grado di agire là dove serve. Pochi attivi, sinergici, supportati da evidenze scientifiche. Meno effetto wow, più coerenza tra ciò che si promette alla pelle e ciò che le si offre ogni giorno.


























