
In tema di riciclo e recupero c’è ancora molto da fare. L’ultima conferma arriva da Junker, app leader nel supporto alla raccolta differenziata, che ha reso noti i risultati di un sondaggio, realizzato con il supporto di Economiacircolare.com, che ha visto coinvolti 16.000 partecipanti, in prevalenza donne tra i 36 e i 65 anni. I dati, contenuti nel dossier “Contenitori senza trucco. Il corretto conferimento degli imballaggi dei cosmetici e dei prodotti per l’igiene personale” lo scorso 22 maggio sono stati presentati alla Camera dei Deputati. Secondo alcune stime, ogni anno l’industria della bellezza mette in circolazione circa 120 miliardi di unità di imballaggi, di cui il 95% non viene riciclato. Ma c’è di più: nonostante la buona volontà, 2 italiani su 3 non sanno differenziare correttamente i packaging dei cosmetici e dei prodotti per l’igiene personale. L’inchiesta ha interessato il nostro Paese, ma, come vedremo, misunderstanding ed errori vanno ben oltre i confini italiani.
“La varietà e complessità degli imballaggi cosmetici – commenta la responsabile comunicazione dell’app, Noemi De Santis – genera inevitabilmente nei cittadini una grande confusione e provoca errori di conferimento che compromettono la qualità della raccolta differenziata e impediscono il riciclo di molti materiali. La risposta a questa criticità del settore dovrebbe sicuramente passare attraverso un’informazione più puntuale ai cittadini, ma anche un maggior impegno dei produttori sul fronte dell’ecodesign dei packaging”.
Un problema avvertito anche altri Paesi, come la Gran Bretagna, dove il Defra (Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali) ha registrato che nel 2018, la contaminazione si è tradotta in un invio di 500.000 tonnellate di materiale “riciclato in discarica”, o in Australia, dove il 58% degli imballaggi in plastica e il 23% dei packaging in vetro sono stati gettati nel cestino sbagliato.
Nonostante la buona volontà, i numeri testimoniano come il “wishcycling” – cioè la raccolta differenziata sbagliata – sia ancora molto diffusa e come questo fenomeno causi un aggravio dei costi dell’intero processo. Gli errori, d’altronde, sono dietro l’angolo: la vecchia crema di bellezza smaltita nell’organico o lo specchietto nel vetro, la spazzola nella plastica o la salvietta struccante (anche se biodegradabile) nell’organico.
Parlando di cosmetici, il problema nasce dalla loro eterogeneità (esistono prodotti di ogni tipo e variante), dalla complessità degli imballaggi e viene ulteriormente complicato dal fatto che le modalità di raccolta spesso variano da comune a comune.
COME SMALTIRE I PACKAGING COSMETICI
Ma vediamo nel dettaglio, lo ‘stato dell’arte’ dello smaltimento e gli errori da non fare.
Secondo i dati raccolti, il 60% dei partecipanti ha dimostrato di sapere che, quando un cosmetico non è terminato, il contenuto residuo (quindi la crema, il rossetto, l’ombretto e così via) dev’essere essere separato dal packaging prima del conferimento.
A tale quesito se ne accompagna un altro: dove buttare il solo prodotto scaduto (o andato a male)? La maggior parte degli intervistati (87%) sembra aver compreso che devono essere smaltiti come secco residuo o indifferenziato. Ciò nonostante, un piccolo ma significativo 7% persiste nell’errore di smaltirli nell’organico. Come mai? Probabilmente l’indicazione, riportata sulle confezioni, che gli ingredienti siano biodegradabili o biologici induce in errore i consumatori.
La situazione si complica quando si inizia a parlare di specifici prodotti di trucco. Per esempio, la giusta destinazione dei packaging degli ombretti in plastica è nella raccolta della plastica, tuttavia la maggioranza (oltre il 77%) ritiene erroneamente che debbano essere conferiti nel secco residuo. Inoltre, solo il 36% sa che i mascara vuoti (inclusi tappo e applicatore) dovrebbero essere riciclati nella plastica, mentre una grande percentuale li smaltisce in modo improprio.
Anche sui packaging di rossetto o burrocacao ci sono delle perplessità: a fronte di un 58% che, una volta esaurito il prodotto, li smaltisce nella plastica, il restante 42%, sbagliando, li conferisce nel secco residuo.
Cosa fare con la boccetta vuota dello smalto? Solitamente il materiale prevalente di tali contenitori è il vetro. Gli utenti sono divisi a metà: da una parte, il 48% la conferisce nel vetro mentre, dall’altra, il 51% la getta nel secco residuo. Sono questi ultimi ad avere ragione, poiché è probabile che la boccetta, anche se vuota, contenga ancora residui di smalto, una sostanza inquinante per l’ambiente. Che fare con i pennelli? Per quanto riguarda gli strumenti come i pennelli per struccarsi o per la schiuma da barba, il 95% dei rispondenti li conferisce correttamente nel secco residuo.
GLI ERRORI -PIÚ COMUNI- DA NON FARE
Quando si parla di bombolette emerge una nota positiva: l’82% degli intervistati sa che le bombolette della schiuma da barba, una volta svuotate, vanno smaltite nei rifiuti metallici. Anche piccoli oggetti (piegaciglia e pinzette, ad esempio) vengono correttamente conferiti (almeno stando alle risposte alla survey) da parte del 78% dei partecipanti nei rifiuti metallici. Comportamenti che trovano riscontro anche nei dati sul riciclo di materiali permanenti come acciaio e alluminio, che vedono l’Italia in cima alla classifica dei Paesi più virtuosi.
La situazione si complica se vi sono diversi materiali, come ad esempio nel caso dei deodoranti roll-on con packaging in vetro o dei profumi.
Solo il 27% degli intervistati conferisce correttamente i deodoranti roll-on nel contenitore per il vetro, mentre più della metà (54%) si impegna inutilmente a separare la sfera in plastica. Questo gesto, oltre a non essere necessario, può risultare rischioso poiché spesso la separazione è impraticabile senza danneggiare il contenitore stesso. Ricordatevi che, per il principio del materiale prevalente, si conferisce tutto nel vetro. Gli impianti sono attrezzati per procedere alla separazione e al riciclo del vetro senza contaminazioni ricollegabili alla parte plastica. Allo stesso modo, per quanto riguarda le boccette di profumo, molti (71%) tentano di rimuovere l’erogatore (che, il più delle volte, è inserito a pressione e non svitabile) prima del conferimento. Anche in questo caso, il messaggio degli esperti è chiaro: vige la regola del materiale prevalente e non è quindi necessario staccare componenti minori come l’erogatore.
Anche per le salviette o per gli asciugamani è lecito domandarsi dove vanno smaltiti, una volta usati. Anche qui non mancano le sorprese. Solo il 45% degli intervistati conferisce i propri asciugamani logori nel cassonetto degli abiti usati, dove possono essere riciclati. La maggior parte, invece, li smaltisce erroneamente nella raccolta indifferenziata. Un errore grossolano perché, destinandoli al famoso cassonetto o ad altre forme di raccolta del tessile organizzate nel proprio Comune, si può contribuire al ricircolo virtuoso.
E le salviette monouso come quelle struccanti? Nonostante le numerose campagne informative, esiste ancora una notevole confusione. Queste non vanno assolutamente nel WC, ma nel secco residuo, come correttamente indicato (solamente) dal 59% degli intervistati.
COME SMALTIRE I PICCOLI ELETTRODOMESTICI
Il crescente utilizzo di piccoli elettrodomestici nel settore del beauty e della cosmetica ha introdotto la necessità di gestire correttamente i rifiuti derivanti da questi prodotti. I prodotti di cui stiamo parlando sono tantissimi: dalle spazzole per la pulizia del viso agli asciugacapelli e piastre, dai rasoi alle sedie massaggianti, solo per citarne alcuni.
La corretta procedura di smaltimento dipende dalla parte specifica del dispositivo che si rompe. Se si rompe un piccolo componente di plastica, come il beccuccio di un phon, questo va smaltito nell’indifferenziato perché considerato non riciclabile, ma se si guasta l’intero dispositivo e non è più riparabile, allora il device deve essere trattato come RAEE.
I dispositivi RAEE possono essere conferiti nei centri di raccolta comunali. Questi centri sono attrezzati per separare e riciclare correttamente i vari componenti. Non mancano solitamente raccolte straordinarie (come quelle domenicali) ma tempi, luoghi ed eventuali limiti vanno indagati Comune per Comune.
La normativa RAEE prevede inoltre due modalità principali di ritiro direttamente in negozio:
1 contro 1: al momento dell’acquisto di un nuovo dispositivo elettronico, il venditore è obbligato a ritirare gratuitamente un dispositivo equivalente che il consumatore desidera dismettere. Ovviamente deve essere un dispositivo omologo. Non posso dare indietro la piastra per capelli se sto comprando uno smartwatch.
1 contro 0: anche senza acquisto, i consumatori possono consegnare gratuitamente i piccoli RAEE (con dimensioni esterne massime di 25 cm) nei punti vendita che dispongono di una superficie dedicata ai prodotti elettronici superiore a 400 mq.


























